L’ABARC vincitrice del concorso per il “Giorno del Ricordo 2025″

In occasione del 20° anniversario del “Giorno del Ricordo”, istituito per commemorare le vittime delle foibe.

Opera foibe

L’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria è risultata vincitrice del concorso nazionale indetto dal Ministero dell’Università e della Ricerca per la realizzazione di un’installazione temporanea in occasione del “Giorno del Ricordo 2025”.

Ci siamo aggiudicati un premio importantissimo per un’opera altrettanto significativa.
Un riconoscimento che ci onora profondamente e che, come afferma il nostro direttore prof. Piero Sacchetti, “sottolinea la forza di una squadra affiatata, competente e appassionata.
Dietro ogni successo c’è l’impegno di professionisti straordinari, uniti da una visione comune, dalla cura per i dettagli e dalla volontà di fare la differenza.”
L’opera, che realizzeremo nei nostri laboratori in un lavoro che coinvolgerà docenti e studenti, sarà esposta a Trieste per un anno. Per noi rappresenta non solo un traguardo prestigioso, ma anche un contributo concreto alla costruzione di una memoria condivisa e consapevole, rivolta soprattutto alle nuove generazioni.

Opera foibe 1
Opera foibe 2

Relazione opera

In occasione del 20° anniversario del “Giorno del Ricordo”, istituito per commemorare le vittime delle foibe, gli studenti dell’Accademia di Belle Arti hanno realizzato un’opera-installazione dal forte impatto visivo ed emotivo, concepita per farsi luogo di memoria, riflessione e testimonianza.
L’opera, sviluppata nell’ambito delle attività promosse dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), si configura come un cilindro monumentale del diametro di circa 3 metri e un’altezza di 6 metri, costruito mediante lastre in plexiglass trasparente che delimitano lo spazio verticale e ne definiscono l’impianto scultoreo.
All’interno di questa struttura – che simbolicamente rappresenta la foiba, intesa come abisso fisico e morale – sono incastonate figure a grandezza naturale realizzate in resina, perfettamente sagomate e inserite negli incavi delle lastre. I corpi sembrano sospesi in una caduta perpetua, fissati in una dimensione fuori dal tempo, a evocare il tragico destino delle vittime.
Il plexiglass, materiale freddo e trasparente, si fa metafora dell’invisibilità storica a cui queste vicende sono state a lungo condannate. La trasparenza permette allo spettatore di guardare attraverso, costringendolo a confrontarsi con l’assenza, la memoria e la verità che lentamente si fa visibile.
I corpi scolpiti nella resina – densi, drammatici, espressivi nella loro immobilità – raccontano una narrazione silenziosa, quella dei civili italiani infoibati durante e dopo la seconda guerra mondiale. Le posture, tese e spesso contorte, trasmettono una tensione che si traduce in un grido muto, un’invocazione al ricordo e alla consapevolezza.
L’intera composizione non mira alla spettacolarizzazione del dolore, bensì a stimolare una partecipazione attiva e rispettosa da parte dell’osservatore, che si trova a percorrere con lo sguardo, e idealmente con il corpo, l’abisso della storia. Il vuoto centrale del cilindro – inaccessibile e verticale – è lo spazio simbolico della memoria che inghiotte, ma al contempo conserva e restituisce senso.
L’opera vuole essere un monumento non celebrativo, ma interrogativo: una forma aperta, trasparente, che richiama il dovere del ricordo non solo come gesto commemorativo, ma come atto di responsabilità collettiva.
In un tempo in cui la memoria storica rischia di affievolirsi, l’installazione si propone come strumento educativo e civico, rivolto alle nuove generazioni, affinché la tragedia delle foibe – e con essa ogni forma di odio, violenza e cancellazione identitaria – non venga dimenticata.